La casa cambia insieme a noi
- giuliafilippi

- 1 mag 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 4 giorni fa
Esiste un detto internazionale: sentirsi a casa.
Una frase semplice, eppure potentissima.

La casa è molto più di un luogo in cui stare: è la nostra seconda pelle.
È il posto dove ci rifugiamo a fine giornata, dove ci sentiamo liberi di essere noi stessi.
Dove ogni oggetto, ogni gesto, ogni dettaglio ha un significato emotivo.
Secondo la biologia, le nostre cellule si rinnovano ogni sette anni, ad eccezione di quelle del sistema nervoso centrale.
Anche la medicina cinese e la psicologia parlano di cicli settennali, che segnano tappe importanti della crescita personale.
E allora viene spontanea una domanda:
perché ci aspettiamo che la casa resti la stessa, quando tutto in noi cambia?
Non ci sogneremmo mai di indossare lo stesso abito dai 15 ai 50 anni — e non solo per questioni estetiche.
Il corpo cambia, la vita si muove, le esigenze si trasformano.
Lo stesso dovrebbe valere per lo spazio che ci circonda.
La casa cambia insieme a noi.
Subisce le nostre mareggiate emotive, l’alternarsi delle fasi della vita, l’allargarsi della famiglia.
E non serve stravolgere tutto: a volte è sufficiente ripensare ciò che già c’è, lasciando spazio a ciò che serve davvero e a ciò che fa stare bene.
Chi vive in coppia lo sa: ci sono felpe del liceo che resistono più dei mobili.
Chi ha traslocato almeno una volta conosce il potere catartico di rivedere gli oggetti accumulati nel tempo.
Ogni passaggio della vita lascia una traccia negli spazi.
Ogni cambiamento, piccolo o grande che sia, può diventare un’occasione per far prendere vita alla casa in un modo nuovo.
→ Se ti ritrovi in questa sensazione di “casa che non funziona più come prima”, ho raccolto alcune risposte utili nella pagina
Il mito della casa “per sempre”
Eppure, il nostro immaginario culturale è ancora legato all’idea di casa come qualcosa di fisso, definitivo, per sempre.
Basta chiedere a una nonna cosa ne sarà delle sue posate d’argento o delle tovaglie di fiandra.
Per generazioni intere, arredare significava pianificare l’eternità.
Ma oggi il mondo corre, e le nostre vite si muovono insieme a lui.
Se ogni sette anni siamo nuovi all’80%, anche la casa merita di riflettere chi siamo diventati.
Un ambiente che ieri ci calzava a pennello, oggi può iniziare a starci stretto — proprio come una maglietta che non ci rappresenta più.
A volte, il cambiamento più grande non è fuori, ma dentro.
E cambiare casa — o anche solo il modo di viverla — può essere il modo più potente per ritrovarsi.
→ Quando si decide di cambiare casa o di ripensarla, una delle domande più comuni è capire chi coinvolgere davvero nel progetto.
Ne parlo meglio in questo articolo:

Cambiare senza stravolgere
Lo so: i traslochi fanno paura.
Ma possono anche essere un’occasione per alleggerirsi, lasciando andare ciò che non serve più — in senso materiale, certo, ma anche emotivo.
Per questo credo in un design che sa ascoltare.
Un design che non ha bisogno di grandi rivoluzioni per fare la differenza.
Che mette insieme bellezza e funzionalità, desideri e necessità, forma e senso.
Quello che conta davvero è che ogni ambiente rispecchi chi lo abita.
Che prenda vita, con naturalezza, ogni volta che cambiamo pelle.
→ Se vuoi capire meglio come lavoro e che tipo di approccio uso nei progetti,
A proposito di cambiamenti,
in Spazi che prendono vita racconto una visione del design nata nel tempo,
che mette al centro le persone e il modo in cui vivono i loro spazi.
A presto,




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